Gentile Ministro Boccia,
questa mattina ho letto sul Fatto Quotidiano una sua intervista, dove tra l’altro, invita il M5S ad allearsi in Puglia con Il PD e con Emiliano candidato presidente, cosa che tra l’altro favorirebbe la “decarbonizzazione dell’Ilva”.
Mi permetto di farle osservare due aspetti che non ho gradito all’interno dell’intervista, uno nel merito, l’altro nel metodo.
Nel merito, lei ci chiede di abbracciare le teorie di Emiliano per “decarbonizzare l’Ilva”… Io le chiedo invece perchè il PD, nazionale e regionale, non voglia condividere l’idea che noi da anni proponiamo, ossia la “chiusura dell’area a caldo con un accordo di programma per tutelare il reddito dei lavoratori”. Esattamente come è stato fatto per Genova e Trieste, dove, a seguito della chiusura della sola parte più inquinante della produzione di acciaio - l’area a caldo -, il cielo è tornato azzurro.
Mi spieghi, per favore, perchè ai tarantini debba essere negato lo stesso sacrosanto trattamento che è stato riservato ai genovesi e ai triestini, perchè la splendida città di Taranto non debba scrollarsi di dosso l’ingombrante e velenosa presenza dell’industria più inquinante d’Italia, e forse d’Europa.
Eppure, anche il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, che appartiene al suo stesso partito, il PD, ha da qualche tempo condiviso questa idea, schierandosi apertamente per la “chiusura dell’area a caldo”. Non voglio pensare che sia solo frutto di un tatticismo politico, ma auspico vivamente che Melucci ne sia convinto, proprio perchè anche lui vive a due passi dall’Ilva, e anche lui, probabilmente, si è convinto che non sia più possibile continuare a produrre acciaio in questo territorio che già vede la presenza di altre industrie inquinanti, come la raffineria ENI e un imponente sistema di discariche e inceneritori per lo smaltimento dei rifiuti pugliesi ed extra regionali.
La prego di non dirci anche lei che con il preridotto, i forni elettrici (fondamento della cosiddetta “decarbonizzazione” affiancati agli altoforni), cokerie, agglomerato, ecc. l’Ilva possa diventare sostenibile con il territorio e soprattutto con la vita, perchè questa è una cosa non vera. La strada da intraprendere, invece, è la stessa che si è scelta per Genova e Trieste, un percorso già collaudato che possiamo replicare anche a Taranto, contando anche sui fondi che l’Europa sta per inviare all’Italia, favorendo quindi una riconversione economica dell’intera provincia ionica che merita un altro destino rispetto a quello imposto negli ultimi 60 anni dallo Stato Italiano.
Da pugliese a pugliese le chiedo di farsi portavoce con i vertici del PD e di pretendere che a livello regionale e nazionale si punti all’accordo di programma per la chiusura dell’area a caldo. Noi pugliesi dobbiamo pretenderlo, noi pugliesi non dobbiamo essere da meno rispetto ai liguri e ai friulani!
Nel metodo invece, considero questa sua intervista, in cui chiede un'alleanza tra M5S e PD con candidato presidente Emiliano “per evitare una presunta consegna della Puglia al centrodestra”, una sgarbo nei confronti dei cittadini pugliesi che molto spesso si sono dimostrati molto più lungimiranti di chi li ha amministrati a tutti i livelli. I pugliesi conoscono bene Raffaele Fitto e ricordano bene gli enormi danni che lo stesso ha provocato in Puglia, così come ricordano bene le nefandezze che il centrodestra a livello nazionale ha causato alla nostra regione. Fossi in lei non mi nasconderei dietro questa chimera per celare il fatto che Emiliano in realtà è molto debole in Puglia e teme moltissimo Antonella Laricchia, l’unica persona che è riuscita a tenergli testa e a dimostrare di valere molto di più.
La Puglia merita un cambio di passo ed Emiliano si è già dimostrato inconcludente sui temi di competenza regionale, soprattutto nella provincia di Taranto…
Le potrei parlare del fallimento delle politiche di Emiliano su rifiuti, trasporti, sanità, agricoltura, pesca, solo per fare alcuni esempi tangibili dell’inconcludenza di Emiliano che, nel momento in cui avrebbe dovuto dimostrare coraggio chiedendo fortemente la “chiusura dell’area a caldo dell’Ilva”, si è tirato indietro e ha ripiegato sulla cosiddetta decarbonizzazione, tra l’altro solo parziale.
Io non vorrei mai un Presidente di Regione che non abbia il coraggio di affrontare il più grande flagello dei nostri tempi, che ha prodotto ricatti continui, malattia e morte. Antonella Laricchia, invece, questo coraggio ce l’ha e lo ha già dimostrato scrivendolo nel programma delle prossime regionali: “ACCORDO DI PROGRAMMA E CHIUSURA DELL’AREA A CALDO DELL’ILVA”.
Gentile Ministro Boccia questi mesi ho avuto modo di apprezzare le sue qualità politiche e per questo le chiedo di non trattare la vicenda Ilva come uno “scambio” per la campagna elettorale, ma al contrario impegniamoci entrambi a pretendere dalle nostre rispettive forze politiche che, a livello nazionale e regionale, la volontà dei tarantini venga rispettata e seguita.
Non ci sarà un’altra volta, ora o mai più, facciamo rumore!
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